La Cetra di Sette Corde | COMING SOON

 

 

Composer | Francesco Rasi
Artist | Riccardo Pisani, tenore
Ensemble Arte Musica
Chiara Granata, arpa
Silvia de Maria, viola da gamba e lirone
Giovanni Bellini, tiorba e chitarra barocca
Francesco Cera, clavicembalo e concertazione
Format | 1 CD – 2020

 

 

PER IL SIGNOR FRANCESCO RASI.

La bella cetra, che scolpita splende
In questi marmi, ti può far sicuro,
Che il Rasi qui sepolto era maestro
Dell’amabile arnese. O lieto l’Arno,
E lieto il Mincio, che d’udir fu degno
il suon soave, che non mai sentiro
Le bellissime rive dell’ Eurota
Negli anni antichi, e s’egli alzava il canto,
Sorpresi all’ armonia dell’aurea voce,
Taceano i venti e s’arrestavan l’onde,
E chinavano i Pin l’altere cime:
Perocché egli solea, non la faretra
Dell’alato figliuol di Citerea,
Ma cantar degli eroi l’alme corone.
Or voi cortesi, che per via passate,
Di voi prendavi duol: l’alte lusinghe
Delle Sirene, e dell’Aonie Muse
Mai più non siete per udire in terra.
Epitaffio di Gabriello Chiabrera

 

Alla musica di Francesco Rasi, straordinaria figura di cantante, poeta, compositore e strumentista non è stato ancora riservato il posto di rilievo che merita nella favolosa riscoperta del primo ‘600 degli ultimi decenni, quale protagonista della nascita dell’opera e del canto solistico. Moltissimi personaggi dell’epoca si espressero con entusiasmo riguardo all’armonia “dell’aurea voce” (Gabriello Chiabrera) e al suo canto leggiadro, “singularissimo” (Marco da Gagliano) e di “grandissimo affetto e spirito” (Severo Bonini). Nel canto, e quindi anche nelle sue composizioni, il Rasi incarnava in maniera superba la comunione tra parola e musica del “recitar cantando”. Alla famosa poetica della “meraviglia” tipica del barocco si affianca l’esplorazione musicale degli affetti attraverso la musicae vis mirifica (la potenza meravigliosa della musica). I madrigali e le arie su testi di Petrarca, Guarini, Chiabrera e in molti casi di Rasi stesso sono raccolti nelle due principali opere, le Vaghezze di Musica e i Madrigali apparse nel 1608 e 1610, che dimostrano la raffinata perizia dell’autore nell’ unire profondamente testo poetico e musica. ll programma è ordinato secondo le “sette corde” di cui è composta la Cetra, opera letteraria dello stesso Rasi. Sulla base del noto filone poetico del petrarchismo si è pensato di riunire gli effetti della forza prorompente dell’eros raccontando una storia, una storia d’amore. I canzonieri barocchi, a differenza di quelli trecenteschi, non sono più una raccolta organica di componimenti che segnano le tappe di un percorso amoroso, ma una serie di esperienze frammentarie che seguono il filone della meraviglia e del turbine emotivo. Tuttavia le vite hanno una loro storia in tutte le epoche. Una storia fatta di corde, le corde dell’animo umano: l’esempio forse più toccante è proprio il mito di Orfeo. Da lì prende vita il nostro viaggio immaginario nella relazione amorosa. A partire dalla fase dell’innamoramento e della lode alla donna (Filli mia), degli sguardi amorosi (Un guardo), degli effetti benefici dell’amore (Cor mio mentre vi miro), passando per la rottura improvvisa ed il tradimento (Deh, come in un momento) e infine il ricordo (O rimembranza, Sento l’antica fiamma). Un mosaico di affetti, di antitesi ben racchiusi nel noto sonetto di Petrarca “S’una fede amorosa”. Sette corde come sette affetti amorosi che si succedono nella relazione amorosa. La poetica degli affetti si congiunge all’arte della parola in musica, al “recitar cantando”. Fulcro della narrazione è il sonetto “Ferma Tersilla mia”, unico momento in cui uno sguardo esterno osserva una precisa “actio” teatrale e ci svela un finale amaro da cui l’amore esce però fortificato. Un componimento in stile “rappresentativo”, un dramma poetico in cui tempo e spazio sono precisi e fermi. Un dramma che ci riporta anche alla vita avventurosa e per nulla tranquilla del Cavalier Francesco Rasi. Verso il finale un altro piccolo capolavoro che trasforma l’eros in agapé: il madrigale spirituale “O pura, o chiara stella”. Una forza misteriosa ci trascina via dall’humane miserie per un epilogo felice ed un amore ormai maturo. Lo scopo è, come nel ‘600, raccontare dando valore alle parole, con una seconda pratica che “per signora dell’armonia pone l’orazione”. Francesco Rasi non è stato solo un vero protagonista della nuova arte esecutoria nel canto monodico, ma un vero e proprio cantautore ante litteram che svela, seguendo il filone cacciniano e monteverdiano, l’indissolubile legame tra parola e musica. Rasi, come tutti gli altri compositori dell’epoca si rivolge ad un pubblico definito. La creazione di nuovi spazi performativi, di nuove occasioni dedicate e quindi di un pubblico selezionato creano una nuova sfera sonora che avvolge gli ambienti delle corti. Movere e delectare, secondo il principio quintiliano, e, come ci ricorda Emilio de’ Cavalieri “far sì che questa sorta di musica commuova a diversi affetti”. Oggi tocca a noi far rivivere questi affetti musicali e lo facciamo a nostra volta raccontando una storia d’amore che potrebbe svolgersi in tutte le epoche, ricordando che l’uomo del ‘600 era molto più vicino a noi di quanto pensiamo. Lo stupore, la meraviglia dell’epoca barocca nascondono anche una sensibilità inquieta e tormentata, molto vicina all’uomo moderno. Il teo-centrismo medievale è caduto, l’antropocentrismo rinascimentale vacilla sotto le scoperte dei nuovi mondi. Si ricerca un nuovo centro, una ricerca continua che pervade anche l’animo dell’uomo di oggi.

Riccardo Pisani

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